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Glass Hostaria: il lato creativo di Trastevere

Scritto da
Matteo Morichini
, Il
11/03/2019
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glass hostaria
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glass hostaria guida michelin cristina bowerman
variazione di mela

Glass Hostaria è l’unica stella MICHELIN di Trastevere; uno dei rioni storici più allegri, chiassosi e turistici di Roma. Zona di vicoli angusti e serpeggianti, piazze dai colori pastello, chiese monumentali, panni stesi, gazzarra ed osterie della tradizione associate ai classici della cucina capitolina. Di recente affiancate da un’inedita avanguardia gastronomica.

Cambio di passo che oltre al susseguirsi di locali alla moda tra mixology e atmosfere esotiche, ha molto a che vedere con il successo d’indirizzi come Glass Hostaria; pioniere del tredicesimo rione per quanto concerne una cucina stellata “fantasiosamente moderna” in ambienti “all’insegna del design dove un originale e creativo gioco di luci crea atmosfere avvolgenti e qualche volta piacevolmente conturbanti”. Le note degli ispettori MICHELIN pongono inoltre l’enfasi su piatti di grande tecnica e sensibilità come i bottoncini ripieni di lampascione, brodo di pecorino e miele, nocciole tostate e midollo.

Abilità, senso estetico e conoscenza della materia prima ben oltre i confini italiani da parte della chef Cristina Bowerman, risultano lampanti in tutte le proposte in carta tra cui spicca l’eccezionale eleganza della variazione di mela con capasanta arrostita, uova di trota, olio alle erbe e germogli e la tartare mista manzo, tonno, barbabietola, salsa di alghe spirulina, rucola selvatica e uovo di quaglia. Per un’esperienza più approfondita si può inoltre optare per il percorso vegetariani o nell’intrigante menu “tradizionale…ma non troppo”. Otto portate che interpretano ingredienti e ricette romane attraverso raffinati ed audaci accostamenti come lingua di vitella, scampo, alghe e sedano rapa; agnello, pistacchio al dashi, funghi, Stilton e agrumi fermentati; ravioli del plin ripieni di amatriciana, pecorino e guanciale croccante; predessert di animella, visciole di Stivali e soia dolce.

Un equilibrato mix di alta cucina fusion, esecuzioni precise ed atmosfere post-industriali che nell’insieme convergono verso un linguaggio attuale, riflessivo e sofisticato per un viaggio nei sapori del mondo comodamente seduti nel cuore di Trastevere.

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