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Guida Michelin California: nuovi centri di gravità culinari

Scritto da
Matteo Morichini
, Il
05/06/2019
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Svelata accanto a panorami di onde, palme e tramonti infuocati come immaginario collettivo comanda, la presentazione della nuova guida MICHELIN California – la prima dedicata ad uno stato americano -  ha tenuto fede alle aspettative confermandosi uno degli eventi più attesi e significativi del panorama gastronomico.

Perché la California – confine estremo della civiltà occidentale – è a sua volta un microcosmo del mondo con orizzonti culinari multi-culturali che si estendono al lato opposto del Pacifico, nelle tradizioni dei paesi latini e nel cuore storico del Vecchio Continente. Ed è in questo  melting pot d’identità locali, pensieri progressisti, immense disponibilità economiche e flussi migratori radicati nel tessuto che il “Golden State” si è elevato a paradiso dei foodies con ben 90 ristoranti stellati e 151 Bib Gourmand. Indirizzi dalla straordinaria diversità intellettuale e creativa ad alimentare un lifestyle sui generis associato a sole, feste, star hollywoodiane, benessere e da qualche tempo, anche da rinnovate consapevolezze sull’importanza della sostenibilità alimentare. Il nuovo mantra di tutti gli chef consacrati da la guida MICHELIN California: titolari di locali che sempre più spesso si affidano a materie prime locali d’agricolture responsabili. Altro aspetto di fondamentale importanza raccontato dalla nuova guida rossa è la varietà di ricette e tecniche culinarie dal sud dell’India al Marocco per ben 36 diverse tipologie di cucine da vari angoli del pianeta.

Per alcuni aspetti, l’assottigliarsi dei confini gastronomici riporta alla diminuzioni delle barriere sociali, informative e comunicative suggerito dalle start-up tecnologiche e dai colossi di Palo Alto. Aziende che tra indotto, investimenti e stipendi della forza lavoro hanno contribuito a trasformare l’immobiliare nei dintorni del Golden Gate nel più costoso d’America. Assieme all’ispirazione del territorio, l’ascesa dell’alta cucina è una conseguenza diretta di quanto sopra e non a caso, San Francisco e la Bay Area ha ben sette ristoranti con 3 stelle MICHELIN.

Sonoma, Napa Valley ed il richiamo enologico di tutta la Wine Country è infatti un’ulteriore attrattiva per il viaggiatore goloso, che oggi - più che mai - troverà incommensurabile soddisfazione soprattutto a Los Angeles; divenuta una metropoli cibo centrica tra esperienze kaiseki, abbinamenti nikkei, intimi percorsi omkase a base di pesce lavorato alla perfezione ed importato quotidianamente da Tokyo (vedere Sushi Ginza Onodera e n/Naka, Nozawa Bar) accostati al fine dining dei cinque stelle lusso di Beverly Hills. E come non menzionare l’avanguardia iberica a Downtown, gli oyster-bar con mixology sul ciglio dell’Oceano come il bi-stellato Providence ed i tanti indirizzi con ottime cucine orientali, medio-orientali e dal Mediterraneo fino alla sensazionale offerta di tacos reinterpretati da chef preparati ed ambiziosi. Un movimento in’ascesa; pronto a curare con dovizia ed ingegno ogni elemento e dettaglio di cibo, atmosfera, arredi. Perché oggi la California è un’imprescindibile centro di gravità culinario e nulla, specie da quando è tornata la guida MICHELIN, può essere lasciato al caso.

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