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La tradizione secondo Amerigo: stella Michelin di Savigno

Scritto da
Matteo Morichini
, Il
24/10/2017

Tradizioni, territorio e ricerca. Punti fermi della storica Trattoria da Amerigo: una stella Michelin e sale affrescate dal murale “Bosco delle Meraviglie” in località Savigno tra Appennino e colli bolognesi.

Aperto nel 1934 ed imperdibile tappa gourmand della valle, Amerigo è conosciuto per una cucina autentica, deliziosa e complessa. I vari percorsi suggeriti seguono la stagionalità degli ingredienti ed alla base di ogni piatto - alcuni in carta solo per pochi giorni dell’anno -  c’è una materia prima nel momento migliore del suo ciclo vitale. Di conseguenza sapori tondi e genuini e rispetto dei cicli naturali sono insiti in tutti i  menu: uno dei più stuzzicanti è quello dedicato ai giorni di festa in paese con manicaretti regionali rivisitati come calzagatti arrostiti e avvolti nel lardo, tortelli con crema di parmigiano e prosciutto di Mora, il coniglio all’aceto balsamico di Modena oppure baccalà alla bolognese in tre modi.

A primavera, stagione particolarmente creativa per gli indirizzi di buona cucina a contatto con la natura, le proposte spaziano dai cordonetti al nero di trombetta con le spugnole al maialino brado alle cotture differenziate con tortino di cipollotto fino all’uovo montato con salsa di asparagi ed asparagi gratinati al forno e fritti in pastella.

Capitolo a parte per funghi e tartufi in quanto la combinazione tra aria pulita, boschi rigogliosi e acqua pura dell’alta valle del torrente Samoggia offre le condizioni ideali per il fungo ipogeo. Infatti le prime domeniche di ogni Novembre si tiene la sagra nazionale del tartufo bianco pregiato di Savigno. Per enfatizzare e distinguere la bontà del prodotto, la Trattoria Amerigo specifica che il tartufo utilizzato nei loro piatti – polentina fluida con olio nuovo e parmigiano, passatelli asciutti o cotoletta alla bolognese – è quello colto nei boschi locali e viene utilizzato in salse, burro ed olio a base di tartufo nel condimento. Da non perdere, scrivono gli ispettori della guida MICHELIN, anche  gli gnocchi di patate allo scorzone ed il gelato di crema d’altri tempi. I sapori di una volta dall’antipasto all’epilogo e la salvaguardia dell’identità locali come filo conduttore di colti percorsi gastronomici.

 

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