1. Home
  2. Magazine
  3. LA SELEZIONE
  4. Tesori del Gargano: Li Jaluntuumene, agrumi e territorio

Tesori del Gargano: Li Jaluntuumene, agrumi e territorio

Scritto da
Matteo Morichini
, Il
01/02/2017

Il Gargano è uno scrigno di tesori con paesaggi di terra e mare, agrumi unici al mondo e l’eccezionale ristorante Li Jaluntuumene a Monte Sant’Angelo; paesino in provincia di Foggia celebre per il santuario di San Michele Arcangelo.

«Il mio motto è non togliere mai il sogno all’uomo e per questo posso dire quanto segue senza girarci troppo intorno; sogno di ricevere la stella Michelin; questo l’esordio di Gegè Mangano, vulcanico chef e proprietario di Li Jaluntuumene, l’unico indirizzo gourmet in questa zona della Puglia. Mangano è anche l’autore del libro “Terra cultura cucina del Gargano”  pubblicato da Veronelli e dopo una gavetta di quelle toste a «pulire tonnellate di lampascioni da non poterli più neanche vedere» ed esperienze in Italia e all’estero, ha deciso di aprire il ristorante nel 1997: «Nonostante le oggettive difficoltà nel fare ristorazione di un certo tipo da queste parti – sottolinea – ho subito deciso che avrei impostato la mia cucina su ricercatezza, caparbietà e qualità utilizzando le migliori materie prime provenienti da un territorio che ha tutto: foreste, laghi, campagna e mare». Per Mangano inizia quindi un percorso sperimentale dove l’alta cucina incontrerà, senza mai abbandonarle, le tradizioni locali. Nel contempo lo chef valorizza al meglio prodotti autoctoni come fave di Carpino, asparagi mattinata e formaggi per creare «piatti che mi rappresentano come il quadrotto podolico con bottarga di muggine e mandorla e l’antipasto di fave fredde e cicoriella di campo saltata con scaglie di caprino e pomodoro semi dry».  Un altro ingrediente imprescindibile sono naturalmente gli agrumi del Gargano Presidio Slow Food; gli unici a crescere sulla costa adriatica ed importante esempio di agricoltura storica. Esportati negli Stati Uniti nella seconda metà del XIX secolo, gli agrumeti di arance, limoni e melangoli - suddivisi nelle varietà durette, bionde, femminiello - dislocati tra Rodi, Vico e Ischitella sono oggi un importante simbolo dell’identità culturale e culinaria del luogo. «Io lavoro per la soddisfazione del cliente e appunto per esaltare l’identità gastronomica di un territorio a cui sono molto legato. L’importante è sapere che l’innovazione non può esistere senza radici – avverte Mangano -  e ritengo fuori luogo la tendenza di mettere gli chef in competizione l’uno con l’altro. Immagino sia il risultato di un’esasperazione mediatica relativa alla nostra professione. Proprio per questo, apprezzo tantissimo Nadia Antonia Santini, e Pino Cuttaia che riescono a proporre una grande ristorazione rimanendo in cucina». Senza troppi proclami e apparizioni.

Email