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Una Badessa piena di delizie

Scritto da
La Redazione
, Il
05/11/2018
Tag 
#Lambruschi #Casalgrande #Badessa #cucinaemiliana #zuppainglese #cappelletti #gnoccofritto

Nella campagna reggina, in un suggestivo edificio d’epoca, due giovani appassionati propongono una fedele lettura della cucina emiliana. Ecco un breve resoconto di ciò che vi aspetta.

Nei dintorni di Casalgrande – uno degli ultimi scorci della bassa reggiana prima della colline – tutto sembra parlarvi della qualità della vita emiliana e dell’amore di questa terra per la buona cucina, coagulatosi negli ultimi anni intorno ad un ristorante che desideriamo segnalarvi. Già il suo nome, Badessa (la botte madre nella catena di produzione dell’aceto balsamico composta da una batteria di botti via via più piccole) lo lega alla gastronomia locale, così come l’originale edificio ottocentesco che lo ospita, un tempo luogo di produzione e stagionatura di un’altra eccellenza del territorio, il parmigiano reggiano.

          La storia di questo ristorante è innanzitutto una bella cronaca di amicizia che parte da lontano. I due giovani titolari, Alberto e Luca, crebbero amici sin dall’infanzia con una passione in comune, la cucina. Fu solo terminati gli studi tuttavia – il primo si laureò in lettere, il secondo divenne ingegnere – che nel 2011 poterono finalmente realizzare il loro sogno. Alberto ai fornelli, Luca in sala, l’idea del tipo di cucina a cui dedicarsi era loro chiara sin dall’inizio: emiliana, aggiornata quel tanto che basta, ma senza perdere quel senso di golosa opulenza che l’ha resa famosa in tutto il mondo.

          La carta del ristorante non lascia spazio ad equivoci. Sono i salumi ad aprire le danze, che vi suggeriamo di accompagnare ad un ottimo gnocco fritto, soffice e leggero, nonché ad una degustazione di parmigiano con diversi proposte di stagionatura. Tra le paste fresche i cappelletti reggiani – la loro storia, iniziata nel Medioevo, è ora tutelata da un’associazione a cui anche il ristorante partecipa – sono imperdibili. Farciti con uno stracotto di manzo, maiale e vitello, Alberto vi aggiunge una nota personale, della carne di piccione, con parmigiano e noce moscata ad insaporire il tutto, prima di annegarli in un brodo di cappone e ganassino. Naturalmente la lista dei primi è lunga, ma la pasta fresca – dalle tagliatelle ai ravioli di magro e altro ancora – ne esce indubbiamente regina. Solo carne tra i secondi, con l’eccezione del baccalà. Se dovessimo segnalarvene solo uno, noi non ci faremmo mancare le costine di maiale speziate, sono eccezionali. Golosi dolci chiudono il pasto, anche qui spesso all’insegna del territorio, dalla torta tagliatella alla zuppa inglese.

          In cantina prendono posto circa 350 etichette di vino, ma vi suggeriamo di concentrarvi sulla rimarchevole selezione di lambruschi, per un matrimonio tutto locale anche dal punto di vista enologico. 

 

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