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Piemonte, colline e nebbiolo: il fascino di un’intramontabile nostalgia

Scritto da
La Redazione
, Il
23/01/2019
Tag 
Marsupino
Briaglia
tajarin
Seirass
Barolo
Champagne
Borgogna

Alla ricerca delle Langhe meno note e blasonate, nel monregalese, vi suggeriamo un indirizzo che delizia gli avventori dal 1901.

Oggi vi invitiamo alla scoperta di una destinazione che forse non conoscete ancora, perché si trova nelle Langhe meno note, lontano da Barolo e Barbaresco. Il paesaggio tuttavia è egualmente collinare, la bella Mondovì e il santuario di Vicoforte con la cupola ellittica più grande del mondo sono due vicine e rinomate attrazioni. Da qui si giunge a Briaglia, dove troverete una delle tappe gastronomiche più interessanti del monregalese. Come accade spesso in Piemonte, le cose non nascono dall’oggi al domani, perché storia e  tradizione sono  pensieri che trasmettono forza e conforto. Non fa eccezione il ristorante che desideriamo consigliarvi: qui dal 1901, oggi è giunto alla quarta generazione, una continuità sottolineata dal suo nome, quello della famiglia che da allora lo gestisce ininterrottamente, Marsupino.

Briaglia è un paese di poche case e non sarà difficile individuare l’edificio – d’epoca e piacevolmente restaurato – che ospita il ristorante. All’interno l’atmosfera tipicamente piemontese vi invita a tuffarvi in un delizioso viaggio eno-gastronomico dai tocchi nostalgici, dal soffitto ad archi al forno dove un tempo si cuoceva il pane per il paese, ancora visibile in una delle quattro sale.

Il Piemonte è ovviamente sugli scudi, non solo nei piatti, ma anche in qualche battuta dialettale che ogni tanto viene piacevolmente fatta scivolare tra i tavoli da Luca, che gestisce la sala insieme alla mamma, mentre suo fratello e il papà prendono posto dietro ai fornelli. Non ci si vorrebbe far mancare nulla di ciò che preparano: tra gli antipasti ricordiamo l’insalata di trippa e verdure in agrodolce, nonché il baccalà, piatti che aprono la strada ai primi, come i celebri tajarin preparati con quaranta tuorli e conditi con ragù di salsiccia fatta in casa, gli gnocchi con patate di montagna, o ancora i cannelloni croccanti di seirass e luvertin (luppolo). I secondi celebrano la carne: quaglia, capretto, vitella, anatra sono proposte ricorrenti, ma agli appassionati di pesce non si chiude la porta e arrivi frequenti pensano a soddisfare anche il loro palato, benché con un numero di piatti più limitato. Qualche divagazione estrosa si fa spazio fra i dolci, in buona parte tuttavia fedeli ai classici regionali: la nocciola si esprime in una morbida spuma, la panna cotta è aromatizzata al rosmarino, il semifreddo prende il gusto di torrone. La carta dei vini, frutto del lavoro di Luca, che vi aiuterà nella scelta con simpatia e professionalità, è di rimarchevole vastità. Più di 20.000 bottiglie vi attendono in cantina; la selezione dedicata al nebbiolo, in molte delle sue declinazioni territoriali – dal Barolo ad altre meno conosciute – è rimarchevole. Champagne e vini della Borgogna deliziano gli appassionati di prodotti francesi.

E se dopo cena la lontananza sconsiglia il viaggio di rientro, deliziose camere – anch’esse dense di ricordi piemontesi – completano un quadro ideale per chi è alla ricerca di un soggiorno gourmet e romantico. Il risveglio sarà dei più dolci, con un’ottima colazione a base di torte, frutta e altre leccornie in buona parte preparate in casa.

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