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Poesia e cucina; sulle tracce di Leopardi da Recanati al Conero

Scritto da
Matteo Morichini
, Il
27/03/2017

Biblioteche preziose, scalinate, mobili antichi e colline a perdita d’occhio dal balcone dell’infinito; visioni da Palazzo Leopardi a Recanati. Incipit ideale di un itinerario nella gastronomia marchigiana tra poesia, campagna, chioschi gourmet sulla spiaggia e brezze marine del Conero.

La visita a Palazzo Leopardi riporta ai luoghi d’infanzia del geniale Giacomo e ad alcuni dei versi - “vaghe stelle dell’orsa, io non credea tornare ancora in uso a contemplarvi sul paterno giardino scintillanti” – più importanti della letteratura mondiale. Recanati poi, che per restare ancora un momento sui canti leopardiani sorge sulla cima di un “ermo colle”, è uno dei tanti borghi perfettamente mantenuti della regione. Famosa per una lunga serie di eccellenze - calzature, Valentino Rossi, maccheroncini di Campofilone, indirizzi stellati Michelin -  e per la varietà di ricette da terra e mare a volte preparate con presidi Slow Food come la cicerchia di Serra dè Conti ed il mosciolo selvatico di Portonovo; prelibato mollusco utilizzato in sautè e primi piatti dal rinomato ristorante Da Giacchetti a Portonovo. Altro ottimo indirizzo adiacente alle spiaggia a mezza luna con sassi bianchi e acque azzurre frequentata, anni or sono, anche dalla famiglia reale inglese, è il Clandestino Susci Bar dello chef stellato Moreno Cedroni.

Essendo il pescato dell’Adriatico particolarmente saporito, molti indirizzi sul mare sono specializzati in grigliate e fritture miste di grande bontà e qualità. Menzione particolare anche per “pannocchie” (splendide sia bollite che al pomodoro nelle tagliatelline tirate a mano), sogliole, brodetto, lo stoccafisso all’anconetana ed i quasi introvabili cannolicchi al gratin.

I piatti dall’ondulata campagna marchigiana - spesso adiacente al litorale per un rasserenante colpo d’occhio verde blu – tendono all’estrazione contadina con qualche incursione dagli ambienti aristocratici. Oltre ai vincisgrassi con sfoglia artigianale, paste ripiene, tagliatelle al ragù e gnocchi farciti all’anatra, nelle colline tra Recanati, Monte Conero e Morro d’Alba – e qui si potrebbe aprire un capitolo su vini come la lacrima e il verdicchio dei castelli di Jesi – si mangiano lepre in salmì, capponi arrosto, fritto di crema e olive all’ascolana, crescia con ciccioli di maiale, braciole, ciauscolo e cacciagione. Senza dimenticarsi dei liquori all’anice amici della digestione.

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